Centuriazione romana e antiche persistenze secondo Hermann Borghesi

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Durante la conferenza che si è tenuta, a cura dell’Archeoclub Marsica, presso la Sala del Principe di Palazzo Torlonia ad Avezzano nel pomeriggio del 30 aprile 2019, Hermann Borghesi è riuscito a trasportarci indietro nel tempo di un paio di millenni. “Alba Fucens e l’ager albensis: colonie e centuriazione, tra antiche emergenze e moderne persistenze“, questo il tema dell’interessante incontro a cui ha assistito un nutrito gruppo di appassionati di storia e di archeologia.


L’archeologo Hemann Borghesi durante la conferenza

Borghesi, archeologo competente ed esperto, conosce approfonditamente il territorio marsicano e ha partecipato a numerose campagne di scavo effettuate in questi luoghi. Nel corso della conferenza, lo studioso ha spiegato il sistema che è alla base del meccanismo della centuriazione romana. Nello specifico ha fatto chiarezza sulla fondamentale procedura legata alla centuriazione romana derivante dalla presenza, nella Marsica, della famosa colonia latina di Alba Fucens, le cui origini possono essere fatte risalire al 303 a.C.. Infatti la presenza di coloni romani giunti ad Alba Fucens per fondare un nuovo insediamento latino, ha comportato la necessità di ripartire il territorio in appezzamenti da destinare agli stessi coloni così da permettere loro di vivere coltivando la terra conferita.

L’archeologo, coadiuvato da immagini e altri documenti, ha spiegato le origini e la notevole precisione tramite la quale gli antichi procedevano alla delimitazione “geometrica” della centuria. Essa veniva definita basandosi su uno schema ben collaudato, adottato solitamente sia per la fondazione di nuove città, sia per l’allestimento dei Castrum (accampamenti nei quali dimoravano unità dell’esercito romano). La centuriazione romana è caratterizzata dalla disposizione regolare di strade tracciate seguendo un reticolo ortogonale. Da Alba Fucens, dunque, si diramano una serie di linee viarie che hanno ripartito l’intero territorio circostante. Gli agrimensori romani, esperti in misurazioni, attraverso l’uso di uno strumento denominato groma, tracciavano due assi stradali perpendicolari tra loro: il primo in direzione est-ovest, chiamato “decumano massimo” (decumanus maximus), il secondo in direzione nord-sud, chiamato “cardine massimo” (cardo maximus).


Agrimensori nell’utilizzo della groma.

Operazioni attente e minuziose che hanno ripartito e frazionato il territorio marsicano da tempi lontanissimi e che, come Hermann Borghesi ha lucidamente attestato e dimostrato, sono riuscite a sopravvivere fino ai nostri giorni. Ancora oggi, infatti, è possibile rilevare numerosi fenomeni di persistenza, ossia di sopravvivenza di quegli assi stradali tracciati sulla superficie della terra, individuabili all’interno dei nostri centri urbani o lungo strade tuttora percorribili. Attraverso immagini aeree e mappe ben definite, l’archeologo ha mostrato l’esistenza, nel territorio di Avezzano, di Scurcola Marsicana, di Magliano dei Marsi e di Celano di una serie di assi stradali delineati dagli antichi agrimensori romani e ad oggi perfettamente percepibili ai nostri occhi. A documentare con sicurezza tale fenomeno, una serie di ritrovamenti archeologici di estrema rilevanza rappresentati da antichi tratti stradali costituiti da ciottoli, terra battuta e frammenti laterizi di piccole dimensioni ma anche dal rinvenimento di antiche strutture romane, case rustiche o ville più preziose, costruite proprio in prossimità dei passaggi stradali. A tali costrutti, ovviamente, si vanno ad aggiungere le numerose tombe rintracciate in varie aree marsicane.

Un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio che ha permesso ai numerosi presenti di capire e conoscere nei dettagli il fenomeno della centuriazione romana e, soprattutto, di scoprire che alcuni dei percorsi viari cittadini e campestri che quotidianamente percorriamo non sono altro che il prezioso lascito di antichi predecessori le cui opere, evidentemente, sanno sopravvivere, più o meno intatte, nel corso dei millenni.