Etiam in Nocturna Quiete. Eros Grossi tra Plinio il Vecchio, la dea Angizia e gli incantatori marsi

ETIAM IN NOCTURNA QUIETE. I Marsi e l’incantamento dei serpenti nel mondo antico – Conferenza del prof. Eros Grossi, sabato 15 febbraio 2020 a Palazzo Torlonia, Avezzano
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Sabato 15 febbraio 2020, presso Palazzo Torlonia ad Avezzano, una piccola folla si è ritrovata per ascoltare la conferenza del professor Eros Grossi dal titolo “ETIAM IN NOCTURNA QUIETE – I Marsi e l’incantamento dei serpenti nel mondo antico“. Un incontro attraverso il quale Grossi ha presentato i frutti di una sua ricerca universitaria su tematiche storiche e antropologiche. Dopo un breve saluto e la presentazione della Presidentessa dell’Archeoclub Marsica, professoressa Laura Saladino, Eros Grossi ha ricordato con affetto il compianto professor Gianluca Tarquinio, venuto a mancare nel novembre scorso, figura cara ai soci Archeoclub, ai membri della Pro-Loco di Avezzano e a tutti i marsicani. Ha poi rivolto parole di riguardo e riconoscenza all’avvocato Umberto Irti, altra presenza di rilievo dell’Archeoclub Marsica, ricordando il suo fondamentale ruolo come sostenitore, promulgatore e difensore della cultura archeologica e storica marsicana.

Eros Grossi e l’intervento di Laura Saladino

La conferenza è iniziata quindi con un richiamo a Plinio il Vecchio morto, come molti sanno, durante l’eruzione del Vesuvio dell’anno 79. A Plinio si deve anche il titolo dell’incontro di Eros Grossi, “Etiam in noctura quiete”, tratto dal suo testo “Naturalis Historia”, in cui lo scrittore latino scrive qualcosa a proposito del popolo marso. Questa la traduzione del passaggio completo: “Molti credono che in tal modo vengano rotti gli oggetti di terracotta, non pochi anche che i serpenti annullano gli stessi incantesimi e che questa per loro sia l’unica intelligenza, e che siano attirati dal canto dei Marsi anche durante la quiete notturna“. Il canto dei Marsi come in-canto dei serpenti anche durante la quiete della notte, dunque. Il prof. Grossi ha ben evidenziato come, al tempo di Plinio e non solo, la distinzione tra magia e medicina non esisteva, la discrepanza tra le due discipline arriverà molto più tardi.

Prof. Giuseppe Grossi e prof. Eros Grossi

Affascinante e di sicuro interesse il tema legato alla dea Angizia. Una figura emblematica e misteriosa che non finirà di estasiare chiunque tenti di avvinarsi alla sua essenza. Dea Angizia a cui Eros Grossi, da buon luchese e marsicano, è legato in maniera innegabile. Angizia, figlia di Elios e sorella di Circe e Medea, altre fondamentali figure del mito greco. Angizia di cui presumiamo l’aspetto, riferibile a un bronzetto ormai perduto, raffigurata con un serpente in mano e un diadema tra i capelli, maga perché esperta dei poteri “magici” delle erbe curative. Angizia, come Circe e Medea, conosce e sa dominare i serpenti. A lei è legato il culto del ciclo solare, l’astro che si vuole immerso nelle tenebre dopo il tramonto o durante l’inverno e che deve rinascere nella buona stagione. Angizia che conosce il buio ma che possiede il dono di ricondurre verso la luce.

Il talento marso di incantare i serpenti è descritto e narrato dai latini che, forse, fa osservare Grossi, hanno spesso enfatizzato alcuni elementi della cultura marsa solo per blandire e adulare un popolo che faceva comodo mantenere sotto controllo. Grossi è chiaro: dei Marsi non sappiamo nulla, in verità. Cesare Letta, in una recente conferenza, ha chiarito un punto essenziale: i Marsi non hanno mai elaborato un sistema di scrittura autonomo. Ciò che sappiamo di loro ci arriva da altre fonti e da altre voci, quindi potenzialmente deformato da filtri. Il destino degli incantatori di serpenti marsi, ben decantati da Plinio, è stato infausto. Con la diffusione del Cristianesimo e con le dottrine dei Padri della Chiesa la condanna arriva in fretta: magia e medicina non sono più un’identica arte. Eppure di quei culti ancestrali di incantamento e conoscenza di serpenti e cure erbacee qualcosa sopravvive, in altre forme, in numerosi riti cristiani che, nonostante tutto, tanto devono al paganesimo di chi, tanti secoli fa, sapeva incantare i serpenti anche durante la quiete notturna.